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Porno impero

Porno impero

di Alexxx Mannucci

€ 4,99
Alexxx Mannucci
9788863690514
10/03/2011
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Descrizione

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Pornografia da "porne" = prostituta, letteralmente "descrizione di prostitute". Prostituzione da "prostituere" = prostare, esporre, mettere in mostra, abbassare, avvilire. Il mercato del "porno", ovvero della prostituzione e della sua rappresentazione, è oggi un business miliardario, perlopiù legale. Il Porno Impero, "ultimo stadio dell'alienazione", mediante la "porno globalizzazione", ha messo in atto una "strategia feticista" che parte dal favoreggiamento occulto della prostituzione e della pedofila e conduce a forme porno-patologiche sempre più diffuse. Una "porno apocalisse" che uccide la vitalità erotica, distrugge le relazioni di coppia, instaura il dominio delle porno-immagini e svela il vero volto dell'Anticristo.

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“Porno” viene da “porne” = prostituta. Quando si parla di pornografia si parla prima di tutto di prostituzione. Il Porno Impero è il moderno impero della prostituzione (“pornocrazia”), non solo quella finalizzata alla compravendita di sesso, ma che imperaRecensito da john holmes
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“Porno” viene da “porne” = prostituta. Quando si parla di pornografia si parla prima di tutto di prostituzione. Il Porno Impero è il moderno impero della prostituzione (“pornocrazia”), non solo quella finalizzata alla compravendita di sesso, ma che impera in tutti gli ambiti “porno-culturali, “porno-sociali”, “porno-politici” e “porno-economici”: il libero mercato delle merci umane (“porno-liberismo”), il porno-progressismo radicale nichilista (“porno-liberalismo”), il porno-permissivismo (la dottrina “porno-giuridica”), la porno-comunicazione di massa (“porno-informazione”), il porno-star-system (“porno-populismo”), la “porno-tv”, il “porno-cinema”, la “porno-musica”, la “porno-arte”, la “porno-pubblicità”, la “porno-moda”, il “porno-femminismo”, la “porno-teologia”.
Una “porno-apocalisse”, una “pornotopia” che è diventata realtà, un incubo ad occhi aperti, che produce psicopatologia (“pornodipendenza”), violenza sessuale (“cultura dello stupro”), anoressia affettiva e comunicativa (“porno-socialismo”). La strategia “porno-feticista” messa in atto dal “porno-potere” mira all’ “ultimo stadio dell’alienazione”, la totale sopraffazione del soggetto da parte dell’oggetto (feticismo della merce-corpo) e il suo asservimento al Porno Impero.
Nella prima parte – “Rivoluzione Sessuale” – l’autore, in veste di storico delle idee, ripercorre le tappe fondamentali dell’evoluzione del pensiero sessuologico occidentale – le teorie psico-sessuali di Freud, quelle sull’energia orgonica di Reich, i rapporti di Kinsey – insieme alle teorie critiche di Herbert Marcuse, Erich Fromm, Pasolini, la “Filosofia dell’Amore” di Simmel e un breve excursus della sessuologia mistica orientale (taoismo, induismo, tantrismo). Un percorso obliquo che giunge a mettere in risalto la “dimensione estetica” (Marcuse), ovvero artistico-politica, della sessualità e dell’Eros. Marcuse aveva già intuito come il porno-potere, mediante la progressiva liberalizzazione della sessualità finalizzata esclusivamente al consumo di piacere, ridotta a genitalità, stava operando una “de-sublimazione repressiva”, una “ri-sessualizzazione”, una alienazione sessuale (“porno-alienazione”) che sottrae agliindividui la dimensione estetica dell’Eros lasciandoli in balia delle pulsioni bestiali, che portano inevitabilmente a manifestazioni di aggressività e di violenza sessuale: «Il principio di piacere assorbe il principio di realtà; la sessualità viene liberata (o meglio liberalizzata) in forme socialmente costruttive. […]Sembra che tale desublimazione repressiva operi davvero nella sfera sessuale […] come sottoprodotto dei controlli attivati dalla società tecnologica, che diffonde la libertà mentre intensifica il dominio». Il dominio della pornografia, del porno-immaginario, del porno-impero ha annullato dunque il potenziale sovversivo dell’arte in quanto opposizione, negazione, espressione della soggettività repressa, dell’Eros de-sublimato, desiderio utopico di un mondo nuovamente armonico.
In “Mercato del Corpo”, in qualità più di reporter, l’autore indaga il moderno traffico di esseri umani, una delle più spaventose e al tempo stesso remunerative economie “sommerse” del nostro tempo, dal commercio di orfani a quello di organi, che arricchisce le nuove mafie in combutta col potere politico-economico che guida la “porno-globalizzazione”.
[…] si stima che siano 2,5 milioni le vittime della tratta di esseri umani nel mondo, l'80% delle quali donne e bambini; 1,2 milioni i minori, pari al 50% del totale. Un business con un volume di affari - gestito da reti criminali transnazionali - pari a circa 32 miliardi di dollari l’anno, paragonabile a quello del traffico di armi o di stupefacenti. […] Il porno genera un fatturato maggiore di quello destinato alla spesa militare. Con un fatturato annuo di 5.000/7.000 miliardi di dollari, l’industria del porno supera gli introiti del settore delle spese militari. Sono nate perfino vere e proprie aziende del porno quotate in Borsa, come la “Private Media” al Nasdaq di New York, la “Beate Uhse” alla Borsa di Francoforte. È il risultato della globalizzazione dello sfruttamento sessuale - soprattutto nei confronti delle donne e dei bambini - contro il quale gli Stati dell’Unione Europea hanno abbassato la guardia. Il grido d’allarme si è levato da un rapporto della Commissione Pari Opportunità sulla diffusione della pornografia negli Stati Europei. Il quadro emerso è a dir poco sconcertante. Quello che più indigna è la generale connivenza di tutti, istituzioni comprese, riguardo un fenomeno che fa di una pratica illegale e criminale, lo sfruttamento della prostituzione, la sua ragione di essere. […] la conquista del mondo da parte di un business multimiliardario che in pochi anni ha “pornificato” la società americana, e poi, di riflesso, la vecchia Europa, e infine il mondo intero. […] il porno di massa «è ormai talmente ubiquo da annoiare in fretta, e la soglia dell'illecito si sposta sempre più avanti, annullando i confini tra sesso e violenza». […] La forza del porno è la sua pervasività e trasversalità, è un’industria che ne alimenta e ne arricchisce molte altre. Quella turistica (metà degli ospiti delle catene di alberghi ordina film per adulti a pagamento), la telefonia mobile (con i servizi per scaricare immagini, salvaschermi, giochini, filmati e perfino suonerie erotiche sul cellulare), il turismo sessuale, la pedopornografia, il commercio di esseri umani. Nel frattempo, sta cambiando la relazione uomo-donna. I maschi che guardano molto porno hanno aspettative spesso surreali sulle donne che incontrano nella vita reale, mentre sempre più donne si sentono inadeguate perché non aderenti all’ideale femminile ritratto dalla pornografia: giovane, bella e molto disinibita. Ben lontano dall’essere un mezzo di liberazione, la pornografia sta costruendo attorno al genere femminile un nuovo tipo di gabbia. […].
I capitoli “Abuso”, “Rapporto Pedofilia”, “I Nostri Padri”, “La Cospirazione del Silenzio”, “Free Marcel Verloessem!”, “Schiave del Sesso”, “Schiavi del Sesso”, sono i più duri, un pugno nello stomaco, un viaggio allucinante nei gironi infernali del Porno Impero: storie incredibili, ma vere, “porno-apocalittiche”, di prostituzione, pedofilia, pedopornografia, pedosadismo, riti satanici, snuff movie, di bambini e bambine venduti, abusati, violentati, assassinati, per il godimento perverso della sempre più folta schiera di maniaci sessuali che popolano il pianeta. In molti casi, nelle zone più povere del globo (India, Sud-America, Sud-est asiatico, Europa dell’est, Africa), sono gli stessi genitori a vendere i propri figli al Porno Impero, a consegnarli nelle mani dei porno-trafficanti.
[…] La prima località a richiamare l'attenzione pubblica per l'attività pedofila fu la città di Pagsanjan a Luzon. Le suggestive gole che attraversano la cittadina erano state lo scenario di "Apocalypse Now", celebre film sulla guerra nel Vietnam. C'è chi sostiene che proprio durante i mesi delle riprese del film la città abbia iniziato ad esibire la sua particolare attrattiva turistica: la facilità con cui procurava bambini ai pedofili. […].
Il modo più efficace per propagandare la merce-corpo sono le immagini pedopornografiche.
[…] Ogni cassetta ha un suo genere ed un suo prezzo: "SNIPE": contengono immagini di bambini nudi, generalmente rubate sulle spiagge. Il loro prezzo è di circa 400 dollari; "POOSE": contengono nudi infantili posati, senza l'intervento di adulti. Il prezzo varia da 1000 a 2000 dollari; "PRIVATE COLLECTION": sono filmati generalmente girati amatorialmente dai pedofili, che li mettono in vendita; "SNOOF": violenze e stupri particolarmente crudi. I prezzi sono molto variabili: più alti quelli che coinvolgono bambini fra i 2 e i 6 anni; "NECROS": questi filmati si chiudono con la morte del bambino violentato. Spesso lo stupro prosegue oltre l'agonia della vittima (dall'articolo "Così abbiamo scoperto cinquemila pedofili", Panorama", 5 ottobre 2000). La produzione e distribuzione di materiale pedopornografico avviene senza nessun intervento legale negli Stati Uniti, in Svezia e in Olanda. Nel 1977 sono state censite solo negli Stati Uniti oltre 260 riviste che si occupano di pornografia infantile […].
Il mezzo prevalente per l’offerta della merce-corpo oggi è sicuramente Internet, un immenso “baby-cybermarket” che assicura l’anonimità e valica tutte le barriere geografiche, […] tra spam, file sharing, sms, chat, i potenziali “orchi” hanno a disposizione un numero sempre maggiore di possibilità di adescamento […], e che si riflette drammaticamente anche nella violenza sessuale “sommersa”, pedofila e non, che avviene tra le mura domestiche. La verità è che esiste una vera e propria “cultura pedofila” che alimenta questa degradazione porno-sociale. Esiste una vasta rete di associazioni pedofile, come il “Partito dei Pedofili” olandese […] la cui funzione principale è quella di fornire una rete di informazioni che permetta ai pedofili di sopravvivere e di eludere la legge pur continuando a praticare, indisturbati o quasi, lo sfruttamento sessuale dei bambini […] Spesso, le pubblicazioni dei pedofili e le riviste clandestine avvisano i lettori delle imminenti operazioni di polizia, il cui obiettivo è quello di scoprire trafficanti di bambini e requisire materiale pornografico. Per ottenere questo tipo di informazioni, le organizzazioni hanno costituito unità di "contro-spionaggio" che permettono ai soci di essere sempre a conoscenza delle iniziative intraprese contro di loro. Nei maggiori centri degli Stati Uniti (New York e California), i membri delle associazioni sostengono di avere degli infiltrati nelle forze di polizia e di essere in grado di avere soffiate sulle retate e perquisizioni in programma. Le organizzazioni forniscono, inoltre, supporto e sostegno ai soci, anche a quelli che si trovano in carcere. […].
Questa rete globale di maniaci sessuali svolge attivamente e intensamente un’opera porno-culturale che si prefigge, nel nome del porno-liberalismo, di legittimare la pedofilia: […] le argomentazioni addotte a sostegno della pedofilia ruotano intorno alla convinzione che il bambino possa esprimere pienamente il consenso e che possa desiderare con piena consapevolezza rapporti sessuali con adulti. La stessa convinzione la troviamo espressa nella letteratura pedofila, nelle pubblicazioni delle associazioni pedofile e risulta, anche, dalle interviste fatte da giornalisti a turisti sessuali […].
La porno-cultura e il “pedo-business” proliferano grazie al “pedo-porno-liberalismo” e la “pedo-porno-pubblicità”.
[…] Il “Child Online Protection Act” ("Legge per la protezione dell'infanzia in Rete", spesso abbreviato in COPA) è una legge degli Stati Uniti, approvata nel 1998, il cui obiettivo dichiarato è quello di proteggere i bambini dal contatto con materiale di natura sessuale reperibile in Internet. La legge è stata successivamente bloccata nei tribunali e non è mai stata effettiva. Dato che la legge vincolava unicamente i provider interni agli Stati Uniti, i suoi effetti sarebbero comunque stati inconsistenti. ll COPA richiedeva che tutti i distributori commerciali di "materiale dannoso per i minori" evitassero l'accesso appunto dei minori ai loro siti. Il "materiale dannoso" veniva definito quello che, in base ai "criterî attuali della società" (“contemporary community standards”), è giudicato di "contenuto indecente" (“prurient interest”) o materiale che mostra atti sessuali o corpi nudi (inclusi i seni femminili). Una definizione che comprende al suo interno ogni genere di pornografia, sia hard che soft. La legge viene bloccata tra il 1998 e il 1999 in quanto l'appello ai "criteri attuali della società" è ritenuto eccessivamente vago. Negli anni successivi, il governo ha tentato diverse volte di riproporre la legge, ma è stata di nuovo bloccata nei porno-tribunali, o perché giudicata troppo vaga o per dubbi di incostituzionalità. Nel gennaio del 2006, il COPA è tornato alla ribalta quando il governo Bush ha chiesto al motore di ricerca Google l'accesso ai suoi database. Obiettivo del governo era dimostrare, tramite i database di questo e altri motori di ricerca, la gran quantità di ricerche di materiale pornografico in rete da parte di utenti minorenni, e dunque la necessità di una legge come il COPA che impedisca tali ricerche. Google, a differenza di altri motori di ricerca come ad esempio Yahoo!, ha rifiutato la richiesta del governo. […] Lo psicanalista Cosimo Schinaia, nel suo libro “Pedofilia Pedofilie” (Bollati Boringhieri, 2001), scrive più volte di bambini diventati oggetti di consumo tramite la pubblicità, e anche di una propagandata superficialità negli incontri che permette un nuovo accesso sessuale al bambino. […] Schinaia parla anche di una pedofilia «non agita», voyeuristica, con un uso delle foto che fa sembrare tutto semplice, proprio come sembra essere propagandata oggi la sessualità. «Esiste un'induzione culturale del fenomeno. C’è una pedofilia consumistica». La perversione produce una diffusa infantolatria che poi diventa infantofilia. […] Nella pedo-porno-pubblicità, secondo Schinaia, i casi gravi non sono solo le dodicenni usate con malizia nei servizi di moda, ma anche e soprattutto i bambini piccoli. «Per esempio», cita, «quelli nudi messi a reclamizzare sanitari o carta igienica. Sembrano pubblicità del tutto innocenti, però abituano al corpo infantile nudo che deve sedurre, perché deve vendere. È così che una cosa bellissima diventa una merce[…]. Il dott. prof. Gene G. Abel, ordinario di Psichiatria alla Facoltà di Medicina dell'Università di Emory in Georgia, direttore della Clinica per i disturbi sessuali di Manhattan, ha realizzato per il “National Institute of Mental Health” (NIMH) – Istituto Nazionale di Igiene Mentale degli Stati Uniti - il più grande studio al mondo sul fenomeno pedofilia, “The Abel and Harlow child molestation prevention study”, durato otto anni e condotto su 16 mila adulti che hanno ammesso di aver molestato almeno un bambino. I risultati delle sue ricerche sono stati pubblicati sulle più importanti riviste di psichiatria mondiali, sul “New York Times” e nel volume “The Stop Children Molestation Book” (Gene G. Abel, M. D. and Nora Harlow, edito da “Xlibris”, 2001). Secondo i dati dello studio, i pedofili tenderebbero a modificare le loro attività sociali e lavorative scegliendo stili di vita e mestieri a contatto con i minori, in special modo occupando posizioni che permettano di ottenere agevolmente la fiducia dei bambini e genitori. In particolare, un pedofilo adatta la propria professione alle proprie esigenze sessuali. «I molestatori spesso diventano leaders di gruppi giovanili, infermieri, capi scout, insegnanti, "Big Brothers" e pediatri (…) [Un pedofilo] è spesso un fervente cristiano con ruoli all'interno della sua Chiesa» (Wikipedia). […].
Il viaggio allucinante nella porno-cultura continua con “Cultura dello Stupro”. Lo stupro ai danni di giovani bambine in Sudafrica a causa della credenza che avere un rapporto sessuale con una vergine possa curare dall'HIV; lo stupro usato come arma di guerra per umiliare il nemico, impedire che si riproduca - nel caso le donne vengano anche ammazzate - o (in Africa) diffondere il virus dell'AIDS.
[…] Un rapporto ONU dedicato alla violenza contro le donne stima che durante il genocidio del Ruanda del 1994 siano state violentate tra le 250.000 e le 500.000 donne, mentre in Bosnia tra le 20.000 e le 50.000. […];
Lo stupro “umanitario” commesso da personale dell’ONU.
[…] Dal 2004 ad oggi, l'ONU ha messo sotto inchiesta ben 319 “operatori di pace” delle Nazioni Unite, accusati di abusi sessuali verso le popolazioni che avrebbero dovuto proteggere: nel complesso, sono stati presi provvedimenti disciplinari (tra cui licenziamenti e rimpatri forzati) contro 179 soldati, poliziotti e civili […] il governo sudanese, che si oppone al dispiegamento delle truppe dell'ONU nel Darfur, definito una nuova colonizzazione del paese, ha raccolto prove delle violenze, tra cui un video in cui dipendenti ONU del Bangladesh fanno sesso con tre ragazzine […] Radhika Coomaraswamy ha riferito di abusi sessuali di “brutalità inimmaginabile”, illustrando una mappa delle violenze che spazia dai Balcani all'Africa Australe, dal Sud Est Asiatico all'America latina. Tra gli episodi documentati ce n'è uno che riguarda il Kosovo e risale al 1999 (ci sono anche i fatti addebitati ai militari italiani in missione in Somalia negli anni tra il 1992 e il 1995). […].
La cruda realtà del “war porn”, la “porno-guerra”, che si combatte con gli stupri e la pornografia.
[…] Secondo dichiarazioni del Pentagono, esistono almeno due CD di foto contenenti parecchie centinaia di immagini di truppe americane “che abusano” di prigionieri, tra cui «un prigioniero iracheno picchiato fino a farlo svenire, atti sessuali con una prigioniera, e festeggiamenti sopra un cadavere». Che lo stupro e la tortura sessuale vengano usati come pornografia non è cosa nuova. “Women Against Rape” (WAR) ha dichiarato che in Gran Bretagna, in tempi “normali”, foto e dichiarazioni di testimoni dove la vittima descrive il suo stupro vengono spesso fatte circolare per il loro valore pornografico nelle prigioni da uomini condannati per stupro oltre che tra la polizia. […].
La spettacolarizzazione della cultura dello stupro e della porno-guerra ha raggiunto il culmine con l’ “Abu Ghraib Show”.
[…] Fotografie e immagini video mostrano i prigionieri sanguinanti o incappucciati, legati a letti e porte, a volte con accanto una guardia americana che sorride. Ci sono anche due uomini nudi ammanettati insieme, una pila formata da cinque prigionieri nudi fotografati da dietro, e un cane al guinzaglio vicino al viso di un uomo accovacciato con indosso una tuta arancione. Le immagini sono subito state ritrasmesse da stazioni satellitari arabe e diversi organi d'informazione, tra cui la tv “American ABC News”, le hanno mostrate sui propri siti Web. […] Secondo Joanna Burke, le immagini delle torture di Abu Ghraib assomigliano ad una forma di pornografia sado-masochistica. […] Una vera e propria "mostra delle atrocità" in cui le vittime sono ridotte a oggetti di carne mentre i carnefici esultano sopra i loro genitali. [...] Ci troviamo di fronte, secondo la Burke, ad una glorificazione della "porno-violenza": uno spettacolo di sofferenza come parte di un rituale che riflette uno schema mentale comune, atto a rafforzare il cameratismo tra i carnefici e gli spettatori. Un rituale che costituisce quello che Mikhail Bakhtin chiama "trasgressione autorizzata". Uno spettacolo voyeuristico, pubblico, teatrale, osceno, come quello che ci viene propinato ogni giorno dai porno-mass-media: immagini di dolore sistematicamente eroticizzate. […] Oggi, il potere globale del porno-impero usa i mass-media per mettere in atto una strategia porno-terroristica. Ciò che sorprende, semmai, è la tendenza, ormai diffusa, ad accettare implicitamente, inconsciamente, a livello collettivo, le peggiori atrocità e i crimini più abominevoli. Questo perché l'esposizione mass-mediatica, l'immersione nell'universo iper-reale videopoietico, ci rende assuefatti alle peggiori nefandezze: decapitazioni, torture, stupri... merda, sangue, sperma. È proprio questo l'effetto che si vuole provocare nelle coscienze "sedotte e sedate". […].
La Cultura dello Stupro globale si diffonde attraverso i porno-mass-media, la porno-pubblicità, la porno-giurisprudenza, la porno-realtà virtuale. Nel 2006, una società specializzata giapponese ha messo in commercio il porno-videogioco “Rapelay” (che significa “stupro ripetuto”) in cui il giocatore, nei panni di un violentatore, deve stuprare la prima ragazza minorenne che incontra, poi le sue due sorelle e, infine, anche la madre, mentre le vittime, inseguite, molestate e poi violentate, con i vestiti strappati, gridano e piangono. Quello che è incredibile, mentre in Occidente il gioco ha suscitato, giustamente, un’ondata di indignazione, nel Paese del Sol Levante, i giochi come “RapeLay” sono liberamente venduti e soprattutto non fanno scandalo: in uno dei paesi più alienati al mondo, dove vi è un altissimo tasso di suicidi, […] la violenza è vissuta come valvola di sfogo: l’immaginario restituisce all’uomo giapponese quel potere che altrove non può esercitare. […]. Tanto vero quanto aberrante. In questa ottica porno-culturale e disumana diventa […]assolutamente normale che ci siano giochi in cui si stupra così come nel mercato delle pellicole porno in Italia è assolutamente normale che ci siano dei film dove accade la stessa cosa. È legale! […].
Le prime donne a scagliarsi con forza contro la Cultura dello Stupro e contro la pornografia sono state, negli anni Settanta, le animatrici dal movimento femminista “anti-porno”, secondo cui […] il messaggio della pornografia è la prostituzione, un'immagine di donna degradata funzionalizzata esclusivamente al dominio e al piacere maschile, che disconosce la vera sessualità della donna: essa è resa oggetto da guardare e da usare. Il corpo della donna nella pornografia diviene un feticcio. Questa obiezione femminista non è solo morale ma anche politica, non si scaglia in toto contro l'oscenità della rappresentazione, ma contesta il ruolo che riveste la donna nella rappresentazione. In questo attacco, rientrava anche la forte critica alla violenza di tale rappresentazione, perché propone una modalità di rapporto sessuale che istiga alla violenza sessuale sulle donne. […] Questa nuova consapevolezza fece emergere realtà ignorate fino a quel momento come lo stupro, le molestie sessuali in ambito lavorativo ed altre manifestazioni di violenza nel rapporto fra i sessi. Negli anni ‘80, la campagna anti-porno riuscì ad imporsi sulla stampa statunitense grazie alle teorie di Andrea Dworkin e Catharine Mac Kinnon che, tramite diversi studi e ricerche, sostennero che la pornografia era la principale causa della violenza sessuale verso le donne (A. Dworkin, "Pornography Men Possessing Women", Perigee Books, New York, 1982). Quando Linda Marchiano, protagonista del film porno "Gola Profonda" con lo pseudonimo di Linda Lovelace, ha denunciato la sua esperienza (brutalizzata e costretta a esibirsi dal marito), la MacKinnon è stata al suo fianco, come esperta legale. Dworkin e MacKinnon stimolarono una vera battaglia che suscitò l'interesse della stampa e portarono avanti una proposta di legge per censurare la pornografia in quanto “propaganda contro la donna”, riuscendo a farla approvare dal City Council di Minneapolis e di Indianapolis. La legge sollevò molti consensi tra i moralisti perché la vaghezza del criterio che determinava se un'immagine fosse censurabile o meno permetteva di proibire qualsiasi immagine sessualmente esplicita. Successivamente, venne dichiarata incostituzionale dalla Corte Federale, in quanto violava il principio della libertà di espressione protetto dal Primo Emendamento [...].
Al femminismo anti-porno si oppone il “porno-femminismo” che proclama la libertà della donna di farsi oggetto sessuale, la libertà di fruire liberamente della pornografia su Internet, in generale, la libertà di scegliere (si fanno chiamare le “femministe per la libertà”). Tutto in base al “sacrosanto” Primo Emendamento della costituzione americana, che sancisce la libertà di espressione e protegge anche personaggi “schifosi” come Larry Flint, il pornografo maschilista che a partire dalla rivista per soli adulti “Hustler” ha costruito un proprio porno-impero. Spiccano tra le porno-femministe la porno-diva Jenna jameson, che con il suo “ClubJenna Inc.” si è trasformata anche in porno-imprenditrice di grande successo (la sua biografia “Vita a Pornostar” va a ruba). La Jameson, che nei suoi libri spiega alle sue fan come eseguire al meglio certi “lavoretti” e dispensa consigli per ben figurare sui set a luci rosse, sostiene che buona parte della pornografia sia da considerare una forma d’arte. Ovidie Becht, attrice e regista porno, laureata in filosofia, di estrazione alto borghese, proclama la pornografia femminista come critica all’establishment dominato dal maschilismo. Fino ai vari collettivi europei che si definiscono “post-porno”, al contempo produttrici e consumatrici di pornografia, che chiedono più spazio per la creatività femminile al’interno dell’industria porno-culturale. Il riferimento per queste porno-femministe è “Post-Porn Modernist 25 anni da puttana mediale”, di Annie Sprinkle (pubblicato in Italia da Venerea Edizioni), «porno-attrice, porno-produttrice, porno-artista, porno-sessuologa e porno-persona», il cui percorso professionale e pseudo-artistico - rimasta folgorata dalla visione del porno-cult “Gola Profonda”, prima comincia a prostituirsi in un salotto di massaggi, poi inizia la carriera di porno-attrice, infine si dà alle porno-performance - è divenuto un punto di riferimento per tutto il porno-femminismo. Un femminismo davvero rivoluzionario, che rivendica la libera prostituzione, ovvero la libera “pornificazione”, come strumento di liberazione, contro le convenzioni, i tabù morali, contro il patriarcato, contro lo Stato. Ellen Willis, una delle pioniere della critica femminista rock negli Stati Uniti, ha teorizzato il femminismo "pro-sessuale", un movimento “porno-politico” che proclama il corpo e il piacere delle donne piattaforme di resistenza al controllo e alla normalizzazione della sessualità. Il “porno-attivismo”, unitosi ai movimenti delle attiviste radicali lesbiche e praticanti sadomasochiste e delle “sex workers” (“lavoratrici sessuali”) – espressione coniata dalla prostituta californiana Scarlot Harlot – che rivendicano la professionalizzazione e l'uguaglianza di diritti delle puttane nel mercato del lavoro (“porno-egalitarianismo”), lotta dunque per la presa del potere economico e politico da parte delle donne e crede nella pornografia femminista, prodotta da donne per le donne, come arma artistica e politica per liberale l’immaginario dominato dalla pornografia maschilista.
Secondo l’autore, il problema di fondo è la confusione che regna sovrana tra sessualità e pornografia: la libera sessualità e l’orgoglio femminista dovrebbero scagliarsi contro la pornografia e la prostituzione - come fa il movimento anti-porno - invenzioni del patriarcato e strumenti del Porno Impero; dovrebbero proclamare l’Eros, in tutta la sua molteplicità, complessità e reciprocità, come unica possibile piattaforma di resistenza. Mentre invece, nella loro ricerca di una “porno-autonomia” di genere, di una pornografia alternativa, addirittura artistica, contribuiscono ad alimentare l’idea che la pornografia sia un’espressione dell’Eros, mentre invece è il suo opposto, è la morte dell’Eros.
[…] Cos’è che non funziona in tutte queste operazioni post-porno che si spacciano come “porno-artistiche”? Manca innanzitutto la consapevolezza che l’arte è principalmente negazione. Invece di negare la pornografia dicono di volerla erotizzare, ma è impossibile erotizzare l’antitesi stessa dell’erotismo, a meno che non la si neghi. Invece di sottrarsi all’ “apparato di cattura”, si gettano nella rete della libido streaming porno-imperiale. L’idea che possa esistere una pornografia “altra”, una pornografia persino femminista, in grado di sovvertire il porno-ordine costituito, è solo una scusa per mascherare il porno-feticismo che accomuna tutti questi presunti progetti porno-rivoluzionari. L’orgoglio porno non è altro che porno-conformismo, porno-esibizionismo, porno-narcisismo, lontano anni luce dall’erotismo. [...].
La fondamentale, irriducibile, differenza e totale incompatibilità tra pornografia ed erotismo, a cui l’autore dedica un capitolo, è il punto debole di tutte le rivendicazioni porno-femministe. La pornografia non è una forma di sessualità, lo dice il nome stesso: “pornografia” = “descrizione di prostitute/i”. L’oggetto della pornografia è la prostituzione non la sessualità. Chi si prostituisce non è solo colui o colei che si mette in mostra per esibire e vendere la propria sessualità, anche chi vende il proprio corpo non a fini direttamente sessuali, come le modelle che sfilano in passerella, le veline che mostrano tette e culo in televisione, o anche gli atleti che vendono le proprie prestazioni sportive, chi vende i propri organi, in generale chi, a scopo di lucro, accetta di degradarsi offrendosi come una merce, come un oggetto, come una cosa, invece che come un essere umano, o anche chi si mette in mostra per puro esibizionismo, come i tanti “amatori” che mettono su Internet foto e video delle proprie performance sessuali, o semplicemente del proprio corpo nudo. Per dire che il Porno Impero non si regge solo sulla depravazione della sessualità, ma, tramite la pornografia in tutte le sue forme, dal soft all’hard, ovvero tramite il favoreggiamento, più o meno occulto, della prostituzione, sulla depravazione di tutto il sociale, tutto il culturale, dell’umanità intera.
Beatriz Preciado, ricercatrice presso l'università di Princeton e docente di Teoria del Genere e Storia Politica del Corpo presso l'Università di Paris 8, autrice del “Manifesto contra-sessuale” (“ Il Dito e la Luna”, 2002), ha teorizzato la “contro-sessualità”, una pluralità di generi e pratiche sessuali che si contrappongano all’ “imperialismo del pene”. Proclama che «Il dildo viene prima del pene», alludendo ai “sex toys” come possibili strumenti di un godimento sessuale femminile del tutto libero e autonomo che fa a meno del membro maschile. Già, ma chi li produce i sex toys? Il dildo è pur sempre un prodotto porno-culturale che fa capo alla porno-economia instaurata dal Porno Impero. Ma a parte questo, non si può ridurre Il rapporto sessuale, proprio in quanto rapporto, scambio, reciprocità, a sola genitalità, come fa la pornografia, come fa la Preciado, come fanno le porno-femministe; occorre comprendere anche la relazione amorosa, la metafisica del sesso; bisogna sempre ricondurre la sessualità all’universo dell’Eros, della complessità erotica, che è propria del rapporto sessuale tra esseri umani, e rifiutare la limitata e degradata rappresentazione che restituisce la pornografia (tutta). Inoltre, il discorso sul fallocratismo è vecchio, è superato. La realtà porno-sociale e porno-culturale dei nostri giorni è molto più complessa, come complesse sono le dinamiche del porno-potere. […] non c’è più un modello unico eterosessuale, non esiste più una società eterocentrica, viviamo in un mondo di caos “transestetico” dominato dalla porno-visione; se c’è un modello dominante è quello che impone il porno-impero con la porno-globalizzazione, che se ne frega di tutti i discorsi, di tutte le categorie, del binarismo, del femminismo, delle teorie queer, ecc. ecc. È con il porno-immaginario che bisogna fare i conti prima che con tutto il resto, con la porno-pubblicità, la porno-comunicazione di massa, il porno-liberalismo, il porno-socialismo, la porno-dipendenza. Mentre il porno-femminismo continua a parlare di porno-differenza e di porno-liberazione, il porno-impero risucchia tutto, ogni normalità, ogni devianza, nel suo orizzonte dei porno-eventi [...].
Come ha bene messo in risalto Michel Foucault, la questione è porno-biopolitica: occorrerebbe contrastare cioè il dominio totale del pornopotere sulla vita, ivi compresa la sessualità, e la via maestra, come dice lo stesso Foucault, è l’ars erotica: «Nell'arte erotica la verità è espressa dal piacere stesso, considerato come pratica e raccolto come esperienza». Il porno-femminismo si infrange nel porno-socialismo, nel porno-individualismo, nel porno-narcisismo, assumendo i connotati di un movimento neo-borghese, reazionario più che rivoluzionario, incapace di concepire il “Noi”, di concepire un’autentica dimensione sociale, un’autentica arte erotica, arte della relazione, della reciprocità, della fusione, della riconciliazione. Siamo tutti prigionieri inconsapevoli delle maglie invisibili della “libido streaming”, dei flussi porno-desideranti, della porno-realtà virtuale, succubi della strategia porno-feticista che ci rende tutti dei feticci, porno-oggetti del porno-desiderio, […] porno-moltitudine di porno-sudditi del porno-impero […].
La realtà nuda e cruda che si cela dietro le quinte dell’industria pornografica è stata svelata dal documentario “Shocking Truth”, pellicola svedese realizzata a partire da interviste e da montaggi di film pornografici diffusi nel nord dell'Europa, presentata al Parlamento svedese nel 2000 nel quadro di una riflessione sulla libertà di espressione nella pornografia.
[…] Dietro ogni vagina, ogni bocca da pompini, ogni ano, dietro ogni foro riempito di sperma, di dita, di pugni, di centinaia di cazzi, si nasconde un essere umano. Un essere umano, un corpo, che, spesso, sanguina tra una scena e l’altra. Che sparisce durante le pause delle riprese. Che viene ri-truccato alla meno peggio per la eiaculazione finale nella bocca […].
Si scopre che molti protagonisti del genere hard, a cui sul set viene richiesto di comportarsi come delle macchine, assolutamente privi di qualsiasi emozione, sono molto spesso delle vittime di vecchie violenze o di incesti nell'infanzia, o tossicodipendenti. Molte associazioni denunciano che le vittime di incesto o di violenze o drogate, invece di essere prese in carico dalla società per beneficiare di un trattamento o di un percorso d'aiuto, vengono direttamente arruolate e manipolate da papponi o da produttori senza scrupoli, a volte fin dall'uscita di casa. Lo sfruttamento dei corpi di queste vittime della porno-società è abominevole, ma, perlopiù, legale. E poi, che fine fanno? Si ha notizia dalle associazioni che la maggior parte delle attrici che sono arrivate alla zoofilia si è suicidata. Almeno quelle di cui si conosce il nome. Alcune muoiono di cancro, di AIDS o di emorragia. Molto conserveranno conseguenze fisiche e psicologiche che le perseguiteranno a lungo, forse per sempre.
[…] Le fiche anonime passano e crepano. Che importa. Il serbatoio dei diseredati e dei rifiuti sociali è sempre pieno, alla mercé di fantasie diventate legge.[…].
E’ così da sempre, fin dalle origini, l’industria pornografica così come tutto il porno-capitalismo, è un’industria disumana e criminale, ma, perlopiù, legale. Linda Lovelace, la protagonista di “Gola Profonda”, il film porno che ha spianato la strada al porno di massa, durante le riprese era picchiata e minacciata con la pistola dal suo compagno. Durante i mesi successivi al film, numerose donne sono state ricoverate negli Stati Uniti perché vittime di violenze perché i loro compagni volevano ripetere a casa le “prodezze” che Linda aveva eseguito sotto le minacce. Si scopre anche che molte altre porno-attrici sono state ricoverate dopo le riprese. Una ragazza condannata alla sedia a rotelle dopo una gang bang. Un'altra ha passato sei mesi all'ospedale. Di storie simili ha parlato anche Raffaella Anderson nella sua terribile testimonianza, "Hard".
[…] La pornografia è criminale perché mette in scena la cruda realtà del sesso senza amore, finalizzato esclusivamente al piacere masturbatorio dello spettatore. Ma quello che si vede sullo schermo non è la realtà. Offrendo la visione distorta di organi genitali ridotti a merce, il porno-spettacolo istituzionalizza la donna-oggetto e alimenta le perversioni sessuali. È cultura della prostituzione, cultura dello stupro, cultura della violenza. Torture Porn. […].
Alcune pellicole pornografiche si avvicinano agli snuff movies, film in cui le vittime sono torturate fino alla morte, anche se le torture vengono tagliate in sede di montaggio. La femminista anti-porno MacKinnon sostiene che siano in vendita in America filmini di autentici stupri, girati nei ghetti o in Bosnia durante la guerra e che chi li compra è complice della violenza (di sicuro succube). Di fronte a questa verità scioccante, diventa d’un colpo obsoleto e irresponsabile il dibattito sulla pornografia in termini di antagonismo tra femminismo e potere maschile. Bisogna più urgentemente interrogarsi sul processo di disumanizzazione a cui vengono sottoposti le migliaia di uomini e di donne utilizzati nella pornografia come in catena di montaggio e sull’effetto disumanizzante del porno-spettacolo sull’enorme massa di porno-spettatori; bisogna prendere coscienza dell’oppressione porno-totalitaria e ribellarsi alla porno-alienazione di massa.
Lo ha detto chiaramente, nel 1986, il rapporto finale della “Commission on Pornography” degli Stati Uniti: solo i materiali non-violenti e non-degradanti (ovvero realmente erotici) possono dirsi non collegabili ad atti di violenza sessuale. La ricerca clinica e sperimentale, “virtualmente all’unanimità”, ha mostrato che l’esposizione a materiale sessualmente violento aumenta la probabilità di aggressione verso le donne. Il rapporto sottolineava anche che il materiale pornografico non-violento produceva effetti degradanti simili sebbene non in modo altrettanto esteso. Diversi studi successivi hanno rilevato una correlazione tra l’esposizione a immagini pornografiche violente (ad esempio, stupri, bondage, torture e mutilazioni) e reazioni positive allo stupro o ad altre forme di violenza contro le donne. Tali studi suggeriscono tra le altre cose che l’esposizione a pornografia violenta può aumentare significativamente l’eccitazione sessuale in risposta a immagini che rappresentano scene di violenza sessuale contro le donne e che l’esposizione prolungata a materiali pornografici, violenti e non, porta verso una sempre maggiore insensibilità verso le vittime di violenza sessuale, ad una accettazione dei “miti dello stupro” (ad esempio quello secondo cui alle donne piace essere stuprate) e verso una maggiore probabilità di coltivare fantasie morbose violente.
Di fronte a questa aberrante porno-realtà, confermata tragicamente da sempre più numerosi fatti di cronaca nera -assassinii, stupri, abusi, molestie – direttamente collegabili alla fruizione di pornografia, solo la Gran Bretagna, con l’approvazione del “Criminal Justice and Immigration Act 2008”, che punisce con la reclusione fino a tre anni chi detiene materiale pornografico classificabile come «estremamente offensivo, disgustoso, od osceno in qualsiasi altro senso», ha cominciato a mettere in discussione il “diritto alla pornografia” che vige in gran parte dei paesi liberal-democratici. Durante la consultazione per l’approvazione della legge è stato affermato che i materiali pornografici estremi «possono causare seri danni fisici e di altra natura a coloro che sono coinvolti nella produzione» e che in alcuni casi «i partecipanti sono chiaramente delle vittime di aggressioni criminali». Per questo motivo, la legge non distingue tra partecipanti consenzienti o meno (perché potrebbero essere stati costretti con la forza) e include oltre alle immagini che mostrano chiaramente atti di violenza estrema anche immagini in cui la violenza è anche solo inscenata, come nel caso dei giochi di ruolo sado-maso. La consultazione ha affermato inoltre che «è possibile che tali materiali possano incoraggiare o rinforzare l’interesse per attività sessuali violente e aberranti a danno della società intera».
Il Diritto alla Pornografia sancisce il diritto di ogni individuo adulto di produrre, distribuire, possedere e consumare pornografia. È stato stabilito nei primi anni Sessanta. Il “Daily Record”, l’8 aprile del 1969, riportava che «la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che ogni cittadino ha il diritto costituzionale di tenere e godersi materiale pornografico nella propria casa». La pornografia è considerata dunque giuridicamente una forma di espressione personale protetta dal Primo Emendamento, a meno che non sia giudicata oscena secondo il test Miller. Ma come è possibile non giudicare oscena la pornografia, come è stato possibile giungere a giudicarla, secondo il test Miller, come una legittima forma di espressione portatrice di un qualche valore sociale, artistico, politico o scientifico? Nei capitoli “Porno Liberalismo” e “La Dottrina Porno-Giuridica”, l’autore ricostruisce tutte le tappe che hanno portato dall’ “invenzione della pornografia” moderna , ad opera di vari eretici, liberi pensatori e libertini che hanno cominciato ad usare lo […] shock sessuale come arma per forzare i limiti e le regole dei comportamenti decenti ed osceni e dell’espressione nelle sfere del pubblico e del privato, con lo scopo di deridere l’autorità religiosa e politica così come le norme sociali e sessuali […], di cui il più estremo è stato il marchese De Sade, fino alla liberalizzazione della pornografia di massa. Un percorso lungo ma progressivo, porno-progressista, che via via ha sottilmente ridefinito il concetto di oscenità. L’atteggiamento inizialmente duramente repressivo si è via via ammorbidito in parallelo con l’evoluzione del costume, della tecnica, dei mutamenti politico-sociali provocati dalla porno-rivoluzione sessuale. Dalla censura di grandi opere letterarie, considerate all’epoca scandalose e oscene, come “I Fiori del Male” di Baudelaire, l’ “Ulisse” di Joyce, “L’Amante di Lady Chatterley” di Lawrence, si è giunti fino a decretare il diritto alla pornografia.
La “porno-liberalizzazione”, dopo un periodo di chiusura nei confronti della sessualità tra gli anni Trenta e Cinquanta, ha fatto sì che innanzitutto si cominciasse a parlare più apertamente di sesso rispetto alle precedenti generazioni, mentre il Porno Impero metteva in piedi […] nuovi pattern di produzione, distribuzione e consumo volti ad alimentare lo sviluppo di reti imperiali per la distribuzione e la regolazione dell’oscenità […]. La porno-comunicazione di massa, il particolare quella “porno-pop”, ha svolto un ruolo decisivo: con le pin-up anni ’50 e ’60, e poi con le “porno-conigliette” di “Playboy”, il porno-immaginario, ancora in versione “soft”, ha scardinato pian piano le ultime resistenze sia naturali (il senso del pudore) che culturali (religione, puritanesimo, proibizionismo), avviando una porno-colonizzazione delle coscienze che ancora oggi continua mediante l’uso delle porno-veline e le porno-soubrette televisive. Fino all’irrompere deflagrante e destabilizzante della pornografia hard, che, da “Gola Profonda” in poi, ha instaurato il dominio porno-imperiale, spacciandosi come “porno-liberazione” e “porno-controcultura”, trasformando Il mercato del “porno”, ovvero della prostituzione e della sua rappresentazione, in un business miliardario, per lo più legale.
[…] La pornografia è oggi largamente accettata e/o tollerata proprio perché è stata legalizzata. E, con essa, si tende largamente ad accettare e/o tollerare anche la prostituzione - in tutte le sue forme - sia maschile che femminile. […].
Ciò che appare oggi più che mai come una assurda forzatura della giurisprudenza liberal-democratica - la “dottrina porno-giuridica” – è l’aver collocato la pornografia, che volutamente usa l’oscenità per scioccare e in qualche modo sedurre il lettore o lo spettatore, nella legalità, in quanto viene considerata tra le opere di valore artistico e/o letterario. Si è pervenuti ad una definizione di oscenità a dir poco paradossale, del tutto arbitraria e soggettiva - che in realtà risponde al progetto porno-imperialista - che proclama l’esistenza ipotetica di “persone ragionevoli” e di “standards comunitari contemporanei” e che di fatto rende le leggi federali in materia inattuabili e di dubbia legalità. Proprio a causa delle difficoltà di definire l’oscenità, alcuni sostengono che le leggi in materia non soddisfano “la dottrina della vaghezza”, cioè sono troppo vaghe per essere applicabili. L’avvento di Internet, inoltre, ha reso ancora più difficile giudicare in merito agli “standards comunitari”, dato che il materiale pubblicato sul Web può essere visto allo stesso modo da persone residenti in luoghi molto distanti, sotto diverse giurisdizioni. Un caso del 2005, “United States of America v. Extreme Associates”, che ha visto sotto accusa per produzione e distribuzione di materiale osceno la compagnia pornografica “Extreme Associates”, che produce film pornografici in cui sono rappresentate anche scene di stupro, ha mostrato come le leggi in materia siano molto controverse, perché se il consumatore può per legge fruire nel privato di qualsiasi materiale osceno, allora anche le compagnie hanno il diritto di produrli e distribuirli. La difesa ha sostenuto che le leggi federali sull’oscenità violano il diritto costituzionale alla privacy e alla libertà individuale e il giudice Gary L. Lancaster gli ha dato ragione, concordando sul fatto che gli statuti federali anti-oscenità sono incostituzionali perché violano il diritto fondamentale di possedere e vedere ciò che si vuole in privato.
Da noi, la vaghezza porno-giuridica proclama che è punibile solo ciò che offende il “comune senso del pudore”, che però varia con l’evoluzione dei costumi. […] Ma qual è la comune percezione di oscenità? Qual è il comune senso del pudore? E, soprattutto, chi lo stabilisce? Il pudore, bene giuridico tutelato dall’art. 528 c.p.- e descritto dall’art. 529 c.p. - è stato opportunamente definito come «fenomeno biologico umano che si esprime in una reazione emotiva, immediata e riflessa, di disagio, turbamento e repulsione in ordine ad organi del corpo o comportamenti sessuali che per ancestrale istintività, continuità pedagogica, stratificazione di costumi ed esigenze morali, tendono a svolgersi nell’intimità e nel riserbo». A partire dagli anni ’70, tanto in dottrina quanto in giurisprudenza, ha assunto una posizione dominante la teoria storico-evolutiva, la quale, nell’operare una mediazione tra i precedenti orientamenti, ritiene indispensabile procedere ad una verifica ed aggiornamento del comune sentimento del pudore in relazione al divenire dei costumi e all’evoluzione del pensiero medio dei consociati, nel momento storico in cui avviene il fatto incriminato. La stessa Cassazione ha affermato che «negare rilevanza all’evoluzione dei costumi significa distruggere quel parametro di valori affidato al giudice per integrare la norma lasciata appositamente in bianco per essere». È da credere che l’indeterminatezza del “comune sentimento” sia stata posta dal legislatore al fine di ovviare, nel migliore dei modi, a quello stato di tensione che si crea inevitabilmente tra valutazioni giuridiche e l’apprezzamento sociale. […].
Infine, in linea con il “diritto alla pornografia” proclamato dal porno-liberalismo americano, si è giunti a negare perfino l’esistenza di un comune senso del pudore, in base al principio secondo cui ogni individuo adulto deve essere libero di poter scegliere cosa è da ritenersi osceno e può consumare nel suo privato anche ciò che ritiene tale. Praticamente ciò significa l’abdicazione del potere giuridico di fronte alla libertà individuale di consumare pornografia. Risultato: […] oggi non esiste più alcun senso del pudore. Viviamo in un mondo “spudorato". A questo "comune senso dello spudore" ha di certo contribuito in modo determinante la pornografia, in tutte le sue forme, soft e hard, da quella cinematografica a quella televisiva, da quella della carta stampata a quella delle passerelle della moda, da quella pubblicitaria a quella dei calendari, fino a quella della politica porno-populista. Il senso di tutto ciò è dato dal fatto che i sexy-shop sono di fatto divenuti una attività commerciale come un'altra: vendono con regolare licenza rilasciata dal comune rientrando nella tabella merceologica n.14. […].
Resterebbe da difendere la collettività, e in particolare i minori, dall’esposizione a materiali pornografici, violenti e non. Eppure, nonostante la Cassazione abbia sancito che «è comunque vietata l’esposizione al pubblico di giornali, riviste e materiale pornografico», nella maggior parte delle edicole italiane, le riviste pornografiche restano esposte bene in vista non lontane dai fumetti per bambini.
Eccoci giunti dunque alla “Cultura dell’Osceno”, al “porno-divismo”, alla “porno-moda”, alla “porno-pubblicità”, al “porno-star-system”, al sistema porno-culturale con cui si è legittimata la pornografia, si è resa accettabile alle masse, e con cui il Porno Impero continua a spadroneggiare, diffondendo capillarmente la pestilenza della pornografia.
[..] La porno-pubblicità e la porno-moda si collocano al centro dell'industria del desiderio: chi guarda viene adescato e invitato a desiderare. L'attrazione sessuale, diversamente che nella pornografia vera e propria, viene impiegata con lo statuto tipico del segno, ossia rimanda a qualcos'altro, un oggetto da acquistare, un abito, una dimensione sociale da rivestire. Nella porno-moda, la comunicazione mette in evidenza il corpo con l'obiettivo di rendere indispensabile l'acquisto di un abito o di un modo di essere, per inserirsi così in un sistema capace di stimolare ulteriori desideri. Secondo il sociologo americano Fred Davis (1992), il meccanismo comunicativo della moda si alimenta di ambivalenze: ambivalenze di sesso (maschile/femminile), ambivalenza di status (ostentazione e finzione) e ambivalenza di sessualità (erotico/casto). Mentre nei media il desiderio viene suscitato e stimolato ad un livello crescente di consumo, nella porno-pubblicità e nella porno-moda l'erotismo ha la funzione di «propagare nuovi o rafforzare vecchi modelli del desiderare» [...].
[...] Dalla pornografia può svilupparsi - secondo l’espressione di Deleuze - una autentica “pornologia”, una filosofia e una scienza della risessualizzazione. Mentre la scrittura - come dicono gli strutturalisti - si sfoga nel "pornogramma", il filosofo gnostico insegna che il mondo è sesso in evoluzione e che l’unica ascesi consiste nel collaborare a questa evoluzione annullando e cancellando tutto ciò che ad essa fa resistenza, a partire dalla procreazione, immagine di un sesso "statico" e "moralizzato" […] (Massimo Introvigne, “Pornografia e Rivoluzione Sessuale”).
La Cultura dell’Osceno e la relativa pornologia, la legittimazione discorsiva della prostituzione e della pornografia, è figlia della Rivoluzione Sessuale, del materialismo, del laicismo, dell’ateismo esistenzialista, del libertinismo, del nichilismo radical-chic, del liberalismo porno-progressista, del neo-gnosticismo. Il progetto porno-rivoluzionario del Divin Marchese, secondo cui lo stato repubblicano deve essere necessariamente immorale, secondo cui donne e uomini devono essere costretti a prostituirsi per soddisfare le voglie più perverse di qualunque persona, secondo cui l’omosessualità, l’incesto, la bestialità e ogni tipo di perversione devono essere considerati leciti, è giunto a compimento.
[…] L’uomo è una “sex machine”, una macchina del sesso che esiste solo per provare piacere. […] I moderni figli di De Sade, i “porno-social-liberals”, propugnano tesi anti-proibizioniste porno-progressiste, porno-permissiviste, porno-individualiste in materia di aborto, eutanasia, ricerca sulle cellule staminali embrionali, fecondazione medicalmente assistita, liberalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione, che sfociano sovente nel porno-progressismo nichilista del porno-liberalismo radicale. [...].
Dalla pornologia alla “porno-teologia” il passo è breve.
[…] Il porno-progressismo nichilista passa per il porno-socialismo e la pornoteologia, la giustificazione largamente comprensiva di ogni comportamento sessuale, per quanto deviante, giacché normalmente collegato a "situazioni" o a "esperienze" particolari oppure a condizionamenti psicologici ed emotivi. I pornoteologi, liberal-social-radical-democratici della morale, ritengono che, poiché Dio non esiste, tutto, sessualmente e non, è lecito. Ogni comportamento dell'uomo mira al piacere e perciò l'unica regola dei rapporti sociali è quella che impone di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te.[…]
Si tratta di una vera e propria “porno-ideologia” ispirata a De Sade che è alla base del moderno “welfare del piacere”, […] In definitiva, il sadismo si è liberato della camicia di forza entro la quale lo avevano collocato la storia e le sue vicissitudini del suo creatore e si è presentato nuovamente sulla scena sociale e filosofica come un’opzione perseguibile e frequentabile. È diventato una sorta di legittima istanza[…] Un Sade a dimensione di iPod. Dalle stanze laterali dell’erudizione viziosa si è piazzato in salotto, nel media center della nostre abitazioni» (Riccardo De Benedetti, “La Chiesa di Sade. Una devozione moderna”, Medusa, Milano 2008). […] Si realizza così l’annullamento del confine fra spirito e materia, dell’annegamento dell’individualità - che il neo-gnosticismo, di cui la Rivoluzione Sessuale trasuda, concepisce come negatività - in un pleroma indistinto di energie ribollenti e vane[...] (Oscar Sanguinetti, "La pornografia nel terzo millennio", identitanazionale.it, 14 marzo 2008). […].
Il “porno-capitalismo” è stato capace di razionalizzare la ricerca del piacere teorizzata da de Sade e in seguito da tutti i suoi devoti. […] In realtà lo sventramento dei corpi, la violazione sistemica dei limiti funzionali del corpo umano, lo sfregio generalizzato del legame umano, conseguente alla negazione della procreazione attraverso la sodomia generalizzata, si presenta come la premessa indispensabile di qualsiasi godimento. Si viene delineando così uno scenario il cui unico freno, nella nostra società, è rappresentato dall’accorta regia valorizzatrice del mercato che dà il suo via libera solo dopo essersi accertato del favorevole rapporto tra investimento e profitto. […].
In Italia, ad incarnare la porno-ideologia – […] radicalismo liberale nichilista porno-progressista […], c’ha pensato il Partito Radicale di Marco Pannella, […] tra i principali fautori della "rivoluzione sessuale" con l’obiettivo politico di dare dignità a quelle "tendenze" sessuali disordinate che sono sempre state condannate, oltre che dalla coscienza cristiana e occidentale, anche dalla legislazione positiva di ogni società civile. […]. L’itinerario porno-ideologico ha portato il partito a promuovere, per primo in Italia, la liberazione omosessuale e subito dopo la pornografia: […] La svolta avviene nel 1987, quando il Partito Radicale, con scredito per le istituzioni parlamentari italiane davanti a tutto il mondo, farà guadagnare un seggio alla Camera dei Deputati all’attrice pornografica di origine ungherese Ilona Staller, detta "Cicciolina", premiandone così l’impegno politico. La Staller in Parlamento porterà avanti varie proposte di legge, tutte in linea con lo spirito porno-liberale radicale, quali quelle per l’abrogazione del reato sul "comune senso del pudore" e per l’istituzione di una "educazione" sessuale obbligatoria per tutti gli studenti di ogni ordine e grado, nonché una proposta referendaria per l’abolizione della censura. Alla attività legislativa, l’esponente radicale affiancherà quella propagandistica con i suoi "spettacoli" in tutta Italia, dove si produrrà anche, sadianamente, travestita da suora, in spregio alla religione cattolica, in celebrazioni di violenze sessuali su religiose. […] L’emancipazione delle attività sessuali è stata coerente con la prospettiva politica porno-libertaria. Un fondatore del F.U.O.R.I., Mario Mieli, sosteneva che la rivoluzione marxista si sarebbe completata solo con la promozione e l’esaltazione di “ogni orientamento sessuale". «La progressiva liberazione delle altre tendenze represse dell’Eros - affermava - rafforzerà ulteriormente il movimento rivoluzionario […] Non possiamo raffigurarci l’importanza del contributo fornito alla rivoluzione e all’emancipazione umana dalla liberazione progressiva del sadismo, del masochismo, della pederastia propriamente detta, della gerontofilia, del masochismo, della zooerastia, dell’auto-erotismo, del feticismo, della scatologia, dell’urofilia, dell’esibizionismo, del voyeurismo ecc. […] Il termine antiproibizionismo, che riassume la concezione di vita e la battaglia militante del Partito Radicale, esprime sadianamente il rifiuto di ogni proibizione, divieto o limite richiesti, non solo dalla oggettività della legge morale naturale, ma anche dalla cogenza delle leggi civili. Un’azione tesa a dissolvere i valori della morale cristiana in nome del laicismo e dei "diritti" dell’uomo. Si tratta delle stesse persone, osserva l’ “Osservatore Romano”, «che si dicono contrarie alla pena di morte, ma salutarono l’aborto di Stato quale conquista civile […] sono gli stessi che confondono libertà e diritti umani con quello sfrenato permissivismo che solitamente fila a braccetto con la più avvilente e disumanizzante pornografia. […].
(Inviato il 12/03/11)

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