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Sinossi
Vorrei consigliarvi Marco Aurelio a se stesso (edito anche con il titolo "Pensieri"), ? un libro meraviglioso (non fermatevi al primo capitolo per carit?).
Marco Aurelio "Pensieri"
Il vero titolo di questo libro è "Ta eis eautòn"(a se stesso):si tratta di una raccolta di annotazioni sparse redatte dall'imperatore romano Marco Aurelio Antonino( 121-180 d.C.),nato a Roma,morto nei pressi di Vindobona(Vienna) durante una delle numerose campagne militari a difesa dei confini dell'impero,che già cominciava ad essere minacciato da un imponente spostamento di popolazioni barbariche verso il limes danubiano.Marco Aurelio era cresciuto sapendo di essere destinato a governare un impero:l'imperatore Adriano,designando come suo successore Antonino Pio,gli aveva imposto l'adozione del giovanissimo Marco Aurelio.Il rapporto tra Marco e il padre adottivo fu però molto felice,come dimostrano i ringraziamenti che l'autore rivolge ad Antonino Pio nel Libro Primo.Quest'ultimo fu sicuramente scritto successivamente agli altri libri,come una sorta di introduzione.Tuttavia i "Ta eis eautòn" si presentano come una specie di "diario"privato,non sempre organico e coerente.Si tratta infatti di una serie di riflessioni personali sul potere,sulla vanità delle cose,sull'inanità delle ambizioni e delle vanaglorie umane.Seguace dello stoicismo fin da ragazzo,Marco Aurelio fu,per tutta la vita,un uomo diviso tra la sua vocazione filosofica e le necessità concrete della sua azione di governo.Questo dissidio interno percorre tutta quest'opera singolare,e ci consegna un imperatore che detesta la violenza,ma è costretto dal suo senso del dovere a trascorrere la maggior parte della sua vita sui campi di battaglia:"Il ragno si fa bello perché ha preso una mosca,qualcuno perché ha preso una lepre;un altro,una sardella con la rete adatta;un altro,un cinghiale;un altro,un orso;un altro dei Sarmati.Non si tratta pur sempre di assassini,se fai attenta indagine su ciò che ne muove il pensiero?"(X,8).Allo stesso modo,ci mostra un uomo consapevole del suo potere,ma che lotta per non lasciarsene dominare:"Quanto presto sarai cenere o scheletro,e nome soltanto e forse nemmeno nome.E il nome,strepito e risonanza vana"(V,33).E ancora:"Il valore di ciascuno è in rapporto molto stretto con le cose a cui ha dato importanza"(VII,3) e importante è agire "secondo natura",usando la propria "facoltà razionale" per operare secondo giustizia e virtù. Questo esclude ogni forma di eccessivo attaccamento al potere:"Prendere senza illusioni,lasciare senza difficoltà"(VIII,33),perché tutto,nel mondo è transeunte e tanto più lo è la gloria umana.In un universo dominato dall'impermanenza di ogni cosa,il senso di fratellanza e di tolleranza nei confronti degli altri uomini assume un rilievo del tutto particolare:"Gli uomini sono nati l'uno per l'altro;conseguenza:o li rendi migliori con l'insegnamento,oppure sopportali".Importante per chi governa un impero universale è che la propria opera sia compiuta "con esatta e non simulata gravità,con amore,con liberi sensi,con giustizia....libero del tutto da leggerezza,da avversione passionale per i consigli della ragione,libero da simulazione,da egoismo,da ostilità".(II,5) . Nel perseguire la virtù,l'uomo non deve farsi distogliere dall'ostilità degli altri:"Chi pecca,a suo danno pecca;chi viola precetto di giustizia,a suo danno lo viola,in quanto rende se stesso malvagio"(IX,4).La morte e la precarietà della vita attraversano molte delle riflessioni marcaureliane:"Tutto dura un giorno,e chi ricorda e chi è ricordato"(IV,35) e particolarmente toccante è l'ultima delle annotazioni,in cui appare evidente la percezione dell'approssimarsi della fine:"O uomo,fosti cittadino di questa grande città:qual differenza per te se per cinque o per cent'anni.Ciò che è conforme alle leggi(di natura,ndr) è uguale per ogni uomo.Che c'è di strano dunque,se a mandarti via dalla città non è un tiranno,né un giudice iniquo,ma la Natura che ti ci ha fatto entrare?E' come se un attore venisse congedato dalla scena dal capocomico che l'ha assunto:"Ma io ho recitato solo tre atti,non i soliti cinque!"- Hai detto bene:nella vita anche solo tre atti sono un dramma completo.Perché il termine lo fissa colui che un tempo è stato responsabile della tua composizione,ora della tua dissoluzione:tu,invece,non sei responsabile né dell'una,né dell'altra.Vattene dunque sereno:anche chi ti congeda è sereno."(XII,36)
(Inviato il 06/01/12)