Prodotti:

Totale:

Acquista

La vita buona

DRM Watermark
€ 6,30
Anteprima

Updating...


Sullo stesso scaffale trovi anche...

Feed RSS
Sinossi

Ogni anno, alla vigilia del Redentore, la ricorrenza religiosa più importante di Venezia, che celebra la fine della peste del 1576, il cardinale Scola anticipa al noto giornalista del Corriere della Sera Aldo Cazzullo il tema del suo discorso, che affronta sempre aspetti cruciali per la società italiana: come intendere oggi la laicità; i giovani e la rivoluzione di Dio; cosa significa educare nella società in transizione; rapporto scienza-fede; la famiglia italiana: aspetti economici, politici e religiosi; la sofferenza umana e il fine vita.
Rispondendo alle domande del giornalista, il Patriarca disegna il proprio sistema di pensiero, saldamente ancorato alla Chiesa di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che è anche una risposta alla sete spirituale dell’uomo contemporaneo. Una proposta costruita sul concetto di «vita buona».
 
PrefazioneIl cardinale e il giornalistaUgo Sartorio«Voglio una vita felice». Ben detto, non fa una grinza: chi non vorrebbe la felicità a portata di mano, magari da accendere pigiando il pulsante giusto? Eppure «voglio una vita buona» dice qualcosa di più, di straordinaria importanza. Nella vita felice, comunque del tutto desiderabile e rispettabile, ne va di me, del mio io in cerca di realizzazione. Nella vita buona – quella di cui si parla in questo libro – i soggetti sono provocati a venire allo scoperto, non solo a non trascurare ma a implementare la dimensione comunitaria dell’esistere. Nello stile della comunione e non dell’isolamento o della separatezza, nello stile del dono e dell’esodo da sé e non dell’accentramento.«Nello stile di Gesù», direbbe un cristiano, il quale legge nella vita dell’uomo di Nazaret, del figlio del falegname, la pienezza della vita buona per sé e per gli altri, perché in essa la relazione con il Padre e con gli uomini raggiunge vertici inarrivabili. Spesso facciamo dipendere la qualità del nostro vivere da criteri adottati dal senso comune, giustificati in seconda battuta attraverso un buonismo generico che sta altrettanto genericamente in relazione con il Vangelo; mentre ci manca il coraggio di partire dal cuore stesso del messaggio evangelico, dal paradigma cristologico, espressione sostenuta che altro non significa se non la terrena, umile e gloriosa vicenda di Gesù il Cristo.L’idea di mettere insieme le sei interviste (realizzate annualmente in occasione della Festa del Redentore, tranne la seconda) che costituiscono la trama movimentata eppur lineare di questo testo, è stata propiziata dall’amicizia dei frati del «Messaggero di sant’Antonio» con Aldo Cazzullo, tra l’altro anche collaboratore della nostra rivista.Che abbia intervistato a più riprese il Patriarca di Venezia ci è parsa ben più di una coincidenza, quasi una «specializzazione» nel mediare per i lettori del principale quotidiano italiano un magistero particolarmente illuminato.(…)Il cardinale Angelo Scola, oltre a essere Patriarca di Venezia, è presidente della Conferenza episcopale del Triveneto, una regione ecclesiastica che comprende Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige e che si confronta in modo del tutto particolare con il travaglio culturale e socio-politico di questi nostri anni. L’Italia che si vede dentro e da questa particolare visuale, riassunta nell’espressione Nord-Est, è l’orizzonte d’interesse di un magistero che colloca al centro l’uomo, la persona, il farsi della società e le sue necessarie articolazioni, anche portando in casa nostra, reinterpretandole, esperienze e dibattiti di risonanza internazionale.(…)
 
 
PostfazioneDialoghi sui «crocevia» del nostro tempoMaria Laura ConteErano i primi giorni di settembre del 1576 quando Alvise I Mocenigo, il doge di Venezia, non sopportando più di stare a guardare la sua Venezia prostrata da una peste terribile, privata dei suoi figli e della sua pienezza di vita e di traffici, decise di agire.Alzò il capo, confessò le colpe della città e con lo sguardo fisso sul Crocifisso si impegnò in un voto solenne: liberata dal morbo, Venezia avrebbe costruito un tempio a Gesù Redentore, dove ogni anno, nella terza domenica di luglio, la popolazione si sarebbe recata in pellegrinaggio per rendere grazie per la salvezza accordata.E così accadde.Superata la peste, il Senato di Venezia mantenne la parola data e diede il via alla pratica: in un fermento di ripresa cittadina, fu approvato il piano finanziario dell’opera e affidato il progetto al brillante architetto Andrea Palladio che disegnò la facciata bianca, un po’ arretrata rispetto alla linea delle case sulla riva, con una solenne gradinata di fronte, che ancora oggi si specchia candida nel canale della Giudecca.Da allora a oggi, ogni estate, una folla di pellegrini si incammina verso quei gradini, dall’alto dei quali il Patriarca all’ora del crepuscolo del giorno di festa, abbracciando con lo sguardo l’orizzonte di Venezia e i volti dei fedeli, impartisce la benedizione eucaristica alla sua città.(…)Il Discorso del Redentore redatto dal Patriarca, estate dopo estate, innesta il nuovo nell’antica vicenda veneziana e mette a tema ciò che durante l’anno si è manifestato come un «crocevia» per la vita delle singole persone, della città e del Paese intero, questioni sempre attuali, a volte incalzanti.Da tali discorsi hanno preso spunto le interviste di Aldo Cazzullo al cardinale Angelo Scola raccolte in questo libro: una serie di dialoghi che – ricomposti qui in un’unica sequenza – delineano il percorso avvincente del dibattito pubblico del nostro Paese, con le sue ferite e i suoi fermenti positivi.Nel 2005 il tema-guida fu la proposta di costruire una nuova laicità da intendersi come racconto reciproco tra le varie componenti della società plurale in vista del reciproco riconoscimento e dialogo per l’edificazione della «vita buona»; nel 2006 l’educazione come emergenza di primo piano per una società in transizione; nel 2007 l’invito a infrangere il tabù dell’anima imposto dalle avanguardie delle neuroscienze, che tenderebbero a rimuovere l’anima come fosse un ostacolo per lo sviluppo; nel 2008 la famiglia come capitale da difendere e rilanciare in tutto il suo valore umano, sociale e anche economico; nel 2009 l’indagine sul dolore dell’uomo, sulla luce che su di esso getta il Crocifisso, sulla sua causa e forza generatrice.(…)Va rilevato a margine che queste interviste, così efficaci grazie anche all’intelligenza curiosa dell’intervistatore, hanno ogni anno mosso le acque della riflessione comune.Le risposte del Patriarca alle domande di Cazzullo hanno nel tempo provocato diverse reazioni, certo non sempre a favore, di editorialisti di punta, ministri, sottosegretari, intellettuali e persone semplici, conservatori o progressisti, di destra e di sinistra, che hanno accettato il paragone, hanno preso la penna e ribattuto al cardinale di Venezia un giorno, ma anche una settimana o mesi dopo la pubblicazione, in modo pubblico e non.Questo è il vero dato rilevante: i dialoghi del Redentore e i commenti suscitati, a prescindere dal fatto che condividessero o meno il giudizio di fede proposto a tutti dal Patriarca, hanno contribuito ad alimentare il dibattito nel nostro Paese, hanno fatto uscire certi temi brucianti dalle stanze degli specialisti, a volte addirittura hanno introdotto nel linguaggio condiviso espressioni nuove o, se non inedite, comunque cariche di una nuova accezione capace di descrivere meglio le tendenze e i processi storici in atto. Basti pensare a parole come «meticciato di civiltà e culture», «nuova laicità», «tabù dell’anima».(…)
 
IntroduzioneAldo Cazzullo(…)Il seme di questo libro fu gettato un sabato di giugno del 2005, sulla via tra Ancona e Loreto. Ero accanto a Giuliano Ferrara che aveva annunciato di voler partecipare al pellegrinaggio a piedi, lungo la cresta delle colline marchigiane. Era un pomeriggio molto caldo, e i redattori del «Foglio» continuavano a telefonare, sinceramente preoccupati:«Direttore, ma sei sicuro? Guarda che sono più di venti chilometri! Direttore, c’è un medico con te?».Ferrara rispondeva con aria grave, lasciando credere di essere pronto al martirio:«Io parto; accada quel che deve».Ovviamente, dopo una passeggiata Ferrara e io piegammo su una trattoria, dove facemmo la nostra intervista. Il giorno dopo si sarebbe votato per il referendum sulla procreazione assistita, e il direttore del «Foglio» aveva schierato il suo giornale sulla «linea Ruini», vale a dire l’astensione (una linea destinata a prevalere: soltanto il 25 per cento degli italiani sarebbe andato alle urne).Fu sul prato di Loreto, mentre stavo scrivendo sul computer portatile, che incontrai il cardinale Scola. Gli chiesi un giudizio sulla giornata. Mi rispose che avrebbe rimandato i suoi interventi pubblici alla Festa del Redentore, per cui stava preparando il discorso. Ovviamente, gli chiesi di anticiparne il contenuto al «Corriere della Sera».Era il discorso della «nuova laicità», quasi un manifesto del modo della Chiesa moderna di stare nella società e partecipare alla discussione e alle decisioni politiche: senza creare un legame con un partito, senza pretendere obbedienza, ma anche senza rinunciare a esprimere la propria posizione e ad auspicare che il legislatore la recepisca. Da allora l’espressione «nuova laicità», rilanciata – in un’accezione diversa – da Romano Prodi e dai leader del centrodestra, è diventata moneta corrente. Coniata nel Patriarcato di Venezia, nel torrido luglio 2005.Un mese dopo rividi il cardinale a Colonia, al seguito del Papa nel primo viaggio in Germania, che coincideva con le Giornate mondiali della gioventù. Scola aprì il suo intervento con una citazione di On the road di Kerouac: il passo in cui al protagonista viene chiesto se il suo è un viaggio consapevole o un vagabondare senza meta. Gli chiesi che cosa pensasse della beat generation. Scoprii che il Patriarca è appassionato della letteratura americana degli Anni ’50, e sostiene che il Sessantotto degli esordi, prima di abbracciare la dottrina marxista, «manifestava un desiderio autentico di cambiamento». Il giorno dopo, il «Manifesto» pubblicava un commento: «Il cardinale beat». L’intenzione era sarcastica. Ma penso che quel titolo a Scola non sia dispiaciuto.Ogni estate, da allora, una volta l’anno – qualche giorno prima del Redentore – varco l’ingresso nella piazzetta con i due leoni, sul fianco sinistro della Basilica di San Marco, e salgo a raccogliere le riflessioni del Patriarca. Una simile ritualità è inusuale nel giornalismo moderno, che non contempla la serialità ma semmai l’imprevedibilità. Per fortuna, il cardinale è sempre imprevedibile.

di

Prezzo:

Scegli il formato:

  • PDF
  • ePub
  • Mobi
X

di

Editore:

Prezzo:

Scegli il formato:

- oppure -

Noleggia »

Updating...