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Genius_01

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Genius_01



Autore: Cinzia Di Mauro

Editore: Ledizioni

ISBN: 9788895994499

Data Pubblicazione: 14/12/2010

Protezione: No DRM

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Descrizione

Anno 2092. Nel Vecchio Mondo inquinato dal silicio e dall'umidità dell'energia a idrogeno, si dipana un thriller poliziesco dal ritmo serrato.I suoi protagonisti sono condotti, in un'atmosfera soffocante, attraverso quartieri della Repubblica Federale Europea corrotti, disgregati, ricostruiti sinteticamente: il centro ginevrino blindato sotto una cupola climatizzata, Milano tra la Certosa e il Duomo sorretta da esoscheletri, S. Lorenzo oppresso e sgretolato da un calore liquescente, Belleville di Parigi trasformato in una casba autarchica.

Abraham Cohen, commissario della dipartimentale ginevrina, ebreo sradicato, violento, soggetto a stati allucinatori da droga, con un passato di sregolatezza e delinquenza, è costretto a scavare al fondo della verità dell'omicidio della moglie. Sarah Cohen è stata, dunque, vittima di un attentato di matrice islamica o bersaglio premeditato di un'attività d'intelligence?

Insieme agli amici e colleghi della polizia federale, Moses Levi, tenente carismatico e ferreo nel rispetto delle regole, e Jorge Maria Ibañez Unamuno, sottotenente di estrazione popolare anch'egli fuori dalle righe, Cohen travalica i limiti della legalità nel perseguimento di una vendetta impossibile.

Tassello dopo tassello, la JEA Corporate , colosso economico mondiale, per la quale la donna lavorava come genetista di punta, si scopre essere un elemento-chiave delle indagini. Il paradiso equatoriale, in cui essa ha sede, cela l'ultimo orrore: Genius. Centinaia di morti per nasconderlo al resto del mondo basteranno alla sete di sangue della JEA?

Recensioni Cliente
Bello Review by andrea81
Quante stelle assegneresti?
un bel romanzo questo, che delinea uno scenario fantascientifico ma (purtroppo) inquietantemente plausibile, come già evidenziato dagli altri recensori. Quando approccio un autore che non conosco in un genere come la fantascienza, personalmente ho sempre timore di ritrovarmi tra situazioni o invenzioni ingenuamente strampalate, una sensazione di disagio che rovina completamente il senso di immersione, e che nel caso di questo libro fortunatamente non ho mai avvertito.
Buono l'intreccio narrativo, complessivamente buono lo stile che pure viaggia ogni tanto tra alti e bassi (ma gli alti sono assolutamente notevoli).
Cinzia Di Mauro mi sembra un'autrice da tenere assolutamente d'occhio.
(Inviato il 12/12/11)
Genius Review by Valeria
Quante stelle assegneresti?
Consiglio vivamente di leggere i libri che compongono la trilogia di Genius: senza neanche accorgersene si viene catapultati in un futuro non troppo lontano (e purtroppo non troppo incredibile), e, attraverso dialoghi ben costruiti, attente descrizioni, che permettono quasi di "vedere" la scena, e il ritmo della storia, che non permette di staccarsi facilmente dalla pagina, si viene conquistati dai personaggi creati da Cinzia Di Mauro e dalle loro vicende. (Inviato il 29/12/10)
genius 01 Review by davide dotto
Quante stelle assegneresti?
Un tempo era più facile scrivere un romanzo di fantascienza che parlasse di basi lunari, viaggi intergalattici, di mondi e dimensioni da conquistare. In questo modo veniva superato il trauma di coloro che, conquistando nazione dopo nazione, si accorgevano tutto a un tratto che non vi era più niente da conquistare e che ci si doveva fermare (Gensis Khan, Alessandro Magno, fino ad arrivare al selvaggio West).
Si poteva ambientare una saga nel XXV o XXVI secolo che parlasse di Buck Rogers o del capitano Kirk a bordo dell'Enterprise (per giungere dove nessuno è mai giunto prima: un modo come un altro per protrarre il sogno della conquista del West).
Ho ritrovato in Genius01 lo spettro di una civiltà - la nostra - che si è fermata o che si sta fermando. La fantasia fino ad ora ha corso più velocemente della realtà: l'uomo e la sua civiltà si sono fermati prima. L’uomo è sempre più orfano della propria cultura, della natura dalla quale è scaturito, sempre più orfano di se stesso. Lo si vede dai dialoghi. Di fronte alla strage, alla morte, si capisce che i cuori sono devastati e increduli, ma i sentimenti diventano inesplicabili, incomunicabili, si cade nella vecchia trappola di chi non ha parole (non le trova, forse perché non ne ha mai avute: dove vuoi andare con 400 – 500 parole procapite, denunciava Cesare Marchi? Si preferisce condire un discorso col turpiloquio come si fa col sale o con l’olio). Ci sono momenti in cui i personaggi recuperano la propria dimensione più genuina ( l’incanto) nel ricordo di un passato che diventa favola: ci si risveglia infatti, anche se solo per un attimo, nel riconoscere Mondrian negli scarabocchi all’interno di oscure gallerie, ci si sorprende rincuorati nell’aver mantenuto i nomi originari di certe vie, per poter richiamare alla memoria colori, sapori, storie votate all’oblio. Finalmente la tensione continua e insidiosa pare allentarsi, le parole tornano ad avere un senso, si scorge, flebile, un segnale di vita, indizio che non tutto è perduto. Solo per poco: si opta poi per il deliquio originato dall’assunzione di droghe sintetiche, ci si trova invasi dalle immagini olografiche di uno scenario che si sa estinto per sempre, si cammina per le strade con caschi deumidificatori (simili a scafandri di astronauti che mettono piede su un pianeta che non appartiene loro), si viene proiettati con violenza in un universo del quale è rimasto solo un “esoscheletro”, al pari degli edifici che li accerchiano.
Colgo pertanto nel racconto le tracce di un filone pessimistico e inquietante: i mondi senza libri (Bradbury), di Stati di Polizia (Orwell: 1984, Philip Dick ), non più fantastici, meravigliosi e rassicuranti (perchè distanti, remoti dalla nostra storia) ma desolanti e freddi, riassunti dagli scenari di Alfonso Cuaròn nel film “I figli degli Uomini” di qualche anno fa (con Julianne Moore e Michael Caine).
Possiamo tirare un sospiro di sollievo solo rendendoci conto di avere sotto mano una "saga di fantascienza", nel senso che no, non ci siamo ancora arrivati a quel punto, possiamo correggere il tiro (ma fino a quando?). Non li hanno forse bruciati sul serio i libri? Non siamo forse invasi dall'occhio del Big Brother (traduzione più corretta: "Fratello Maggiore") di orwelliana memoria? Fino a quando potremo parlare di "fantascienza" di fronte a Bradbury, Dick, Orwell, Avoledo e, ora, a Cinzia Di Mauro?
Il 2092 è piuttosto vicino, sono tre generazioni appena oltre la nostra e la ricostruzione è talmente plausibile da indurci alla riflessione e ad accettare il monito che ne scaturisce (come non provare un brivido nello studiare la cronologia dell’appendice?)
Il lettore difficilmente può chiudere il libro o smettere di leggere pensando che no, in fondo è tutto un sogno, è fantascienza. Certo: è fantascienza che tratta di cose che ci attendono dietro l’angolo.
(Inviato il 27/12/10)

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